Ogni riferimento a persone e cose esistite o esistenti e/o a fatti realmente accaduti e' puramente causale. Questo e' solo un gioco
 
Ti trovi qui: inizio » 9 » cr » racconti » 1 » 02

Ambientazioni

array Futuro informatica e robot
atlantis col permesso degli autori
astralia la mente su tutto
cancello società genetica
crylo Pallottole anni 30
cyberpunk cyberpunk
historia immortali tra noi
hymn magia circolare
novaria horror Òidi Novara
moxit Dèi e vapore
pirati Barbanera & C
unalon fantasy

Prodotti

Il nostro primo gdr era
L'evoluzione della specie eraxp
Niente dadi e semplicità futura
Semplificazione e duttilità neogeoco
Astuzia e divertimento next
proxima
La magia su misura runica
altri


Chi siamo

Dati 0

Download

CAPITOLO 2

Le cose si complicano

Alle sei del mattino, in un vicolo del centro di Crylo venne ritrovato il cadavere di Pietro Alliata. Per terra in un lago di sangue, presentava la gola tagliata e il suo occhio destro era stato asportato.
Quando la notizia venne resa nota a Don Luca delle grida di disperazione rimbombarono nella villa. “Ma perché diavolo quel cornuto è andato in giro da solo? Ma lo sapeva che è pericoloso, soprattutto ultimamente.. ma perchèèèè?!?!?” – scoppiò Don Luca livido di rabbia. Nel vedere questa reazione Ciro Erba, il quale aveva portato la notizia al don, stava già imboccando la porta per mettersi al riparo ma venne prontamente richiamato. – “Ciro, chiamami subito qua gli altri, è il momento di muoversi.”. Si sentì bussare alla porta della casa di Montgomery. Il giovane ragazzo stiracchiandosi iniziò ad andare verso la porta, passando vicino alla cucina, dove si stava riposando il picciotto che era stato messo a sorvegliarlo.
Prima di aprire diede un’occhiata alla finestra e vide che le Chrysler parcheggiate nel vialetto erano diventate due. Sentì nuovamente bussare, più insistentemente.
Montgomery aprì e si ritrovò davanti un altro gigante, ben vestito che senza dargli il tempo di dire niente gli domandò: “Dov’è Ricky? DEVO parlare con lui.” – ed entrò in casa. Il giovane ragazzo si limitò ad indicare con un cenno del capo la stanza vicina, dalla quale stava già sopraggiungendo Riccardo.
“Ricky, hanno fottuto Piè! Stanotte… l’hanno trovato sgozzato in città.” – diede queste notizie senza una pausa.
Riccardo parve sconcertato – “Nooo…. merda… anche Pietro… ora chi è stato ha passato il limite, se mettiamo le mani su quel bastardo…….” – e mentre il picciotto continuava ad aggiungere colorite frasi, Montgomery perse l’interesse di ascoltarli e andò a fare colazione. In un altro punto della città un’altra persona stava bussando con una certa agitazione ad una porta. “Svegliati Jackie, fai in fretta!”. Era Mario, lavorava alla Voce di Crylo e si occupava principalmente di smistare la posta e fare piccole commissioni.
“Ma chi diavolo è?!” – disse l’orientale senza aver ancora aperto la porta.
“Dai Jackie, sono Mario, mi manda Oscar… devi correre in centro, hanno seccato uno dei picciotti dei Santè. Devi mettere le ali ai piedi, Oscar è già abbastanza nervoso, ha saputo che quelli di Crylo all’ascolto sono già stati sul posto!”. – e quando il Capo redattore era nervoso era proprio il caso di farsi spuntare quelle benedette ali. Compresa l’importanza di quella notizia Jackie si diede una mossa per prepararsi. Don Luca aspettava l’arrivo dei suoi picciotti ma il più veloce ad arrivare fu quello che avrebbe preferito ritardare l’incontro. Tony Mancuso. Sapeva già che avrebbe portato brutte notizie e così fu – “Don Tommaso è furioso… non capisce come possa essere successo ancora… e sotto il nostro naso. Vuole che chi è stato venga trovato, subito, e massacrato. Non accetterà di perdere altre persone della sua famigghia….”
Don Luca queste cose le sapeva bene e non gli permise di andare oltre – “Tony, ricordati con chi stai parlando. Sto già facendo il possibile e poi cosa credi? Voglio come il nostro don trovare la bestia che sta dietro a queste uccisioni. Quindi ora vattene pure a dirgli che non deve preoccuparsi.” – la risposta di Don Luca fu piuttosto secca.
Tony era già vicino alla porta quando si fermò e nuovamente si rivolse al Don – “Ci sono ancora due cose che Don Tommaso mi ha detto di chiederti. La prima è a che punto stava la faccenda del sosia… lo scambio dovrebbe avvenire fra non molte ore. E la seconda cosa riguarda Pietro… il don vorrebbe che ti occupassi dell’organizzazione del funerale. Vuole che ci sia onore e rispetto per quel momento”.
Don Luca rimase un attimo a pensare, il fatto che la sostituzione del sosia dovesse avvenire da lì a breve gli era passata di mente… e non era da lui. Quando rialzò la testa Tony era già andato via ed erano sopraggiunti Ciro, Livio e Tommy. “Tommy, io e te adesso andiamo alla polizia a recuperare qualche informazione, voi due andate in città, dov’è stato ucciso Pietro e raccogliete quante più informazioni potete.” – senza aspettare alcuna risposta si diresse verso il suo cappotto. Angelo stava pulendo il bancone del suo bar quando Roberto entrò per portargli la solita copia giornaliera di “Crylo all’ascolto”. – “Madò Angelo, hai sentito? Ne hanno fatto fuori un altro! E stavolta proprio un picciotto di Don Tommaso!” Angelo prese velocemente il giornale sulla cui prima pagina svettava la notizia che il ragazzo gli aveva anticipato. “Ma… Angelo… non è che per caso tu c’entri qualcosa?” – chiese sospettoso Roberto. E la domanda poteva anche essere lecita. Al di là di essere il gestore di un sudicio e malfamato bar ai margini della zona industriale di Crylo, Angelo aveva una seconda attività, meno lecita ma senz’altro meglio pagata. Lui faceva sparire le persone. E a differenza dei migliori spettacoli di magia, non le faceva poi riapparire. Per lo meno non vive.
Lesse la dinamica dell’uccisione – “No, non c’entro niente… e poi ti pare che io mi metta a sgozzare la gente? No… non è il mio stile.”
Il suo interlocutore annuì e aggiunse – “Senti… offrimi un caffè, io poi andrò in centro dov’è successo il fattaccio, se scoprissi poi qualcosa verrò a tenerti informato”. Gli versò quell’intruglio nero che aveva nella moka, pensando al fatto che qualcuno gli stava portando via il lavoro. Quando il ragazzo se ne andò decise di strappare via quella pagina di giornale. Era meglio non conservarla.
Jackie aveva ricevuto informazione di dove trovare la scena del crimine, un vicolo che tagliava una delle vie principali del centro città. Imboccandolo venne fermato da due poliziotti
– “Mi spiace ma questa strada al momento è chiusa.”
“Sono un giornalista, vengo a fare solo qualche scatto” – rispose l’orientale mostrandogli la macchina fotografica.
Dopo aver richiesto di esibire il patentino, uno dei due poliziotti si offerse di accompagnarlo e gli mostrò dove era stato ritrovato il corpo: una grossa macchia di sangue era presente sulla strada, dietro una pila di spazzatura. – “Ma… il corpo?”
“E’ arrivato un po’ tardi, è già stato portato via per la prosecuzione delle indagini.” – commentò il poliziotto.
Jackie iniziò a guardarsi intorno alla ricerca di indizi e vide solo che la traccia di sangue partiva molto prima della grossa pozza nella quale era stato ritrovato il corpo. Alzando poi la testa vide che diversi curiosi si erano affacciati alla finestra e lo stavano osservando. In particolare una coppia di anziani iniziarono a muoversi con agitazione – “Lo abbiamo trovato noi! ! E’ nostro il merito! ! ”.
Jackie si avvicinò per sentire cos’avevano da dire i due vecchi: - “Sì, è vero! L’ho trovato io stamattina quando sono andato fuori a vuotare la spazzatura… e da bravo cittadino ho chiamato subito la polizia!”
“Sa dirmi qualcos’altro?” – interrogò l’orientale.
“Beh no.. se non che quell’uomo era in un lago di sangue… e non parliamo del suo viso… raccapricciante…. Qualcuno gli aveva strappato via un occhio… una scena orribile.”
“E’ sicuro che non ci sia altro?” – cercò di spremerli.
Il vecchio rimase un attimo a pensare e poi scosse la testa, poi stringendo la sua compagna chiese timidamente – “Ma finiremo sul giornale? Ci fa una foto?” – Jackie fece finta di scattarla per farli contenti e poi continuò ad esaminare quel vicolo. Non trovando nulla decise di andare e incrociò due uomini di Don Luca, ai quali disse che lì perdevano il loro tempo.
“Andiamo.” – disse Riccardo senza fare troppi complimenti. – “Il sarto ti aspetta, ti dobbiamo vestire per la festa. Ma prima vediamo se hai imparato la firma.”. Quei modi a Montgomery di certo non garbavano ma sapeva che gli conveniva collaborare, un bel gruzzolo e magari qualche occasione di lavoro in più per sistemare il padre lo attendevano. Prese un foglio di carta e gli dimostrò di aver appreso bene quella calligrafia. “Bene, ora andiamo che il vestito da Valente sarà già pronto.”
Dopo un quarto d’ora arrivarono dal sarto Valente che fece subito provare a Montgomery il vestito che gli aveva preparato. Il giovane iniziò a lamentarsi perché in certi punti gli andava un po’ stretto.
Valente chiamò un altro ragazzo al suo servizio per sistemare l’abito. Quel ragazzo era palesemente effeminato. Iniziò a tastare Montgomery in tanti e diversi punti, dicendo che a lui sembrava tutto perfetto, che l’abito era ben portato ma che anche colui che lo indossava aveva una certa classe….
Montgomery non gradiva tutti quei complimenti e soprattutto le mani addosso da quell’assistente e lo congedò affermando di essersi sbagliato e che in fondo il vestito gli calzava a pennello.
Dicendo questo trasferì una lampadina che aveva nella sua precedente giacca in quella del nuovo vestito, non sapeva bene per quale motivo, ma sarebbe comunque potuta tornare utile. “E ora ti porto da Don Luca per gli ultimi controlli.” – concluse Riccardo. Nel bar “Da Angelo” fece il suo ingresso un tipo abbastanza tozzo, vestito in modo di tutto rispetto. Prese posto su uno degli sgabelli davanti al bancone ed aspettò che Angelo gli fosse davanti. – “Vengo per conto di Don Orazio. Mi ha mandato per assicurarmi che tu non c’entri nulla con l’uccisione della scorsa notte. Le acque si stanno agitando e non vuole che si crei una guerra tra famiglie perché qualche idiota si diverte a seccare la gente senza motivo.”
Angelo si strinse nelle spalle – “No… io non c’entro nulla con quanto sta accadendo. Se mi conoscete bene, sapete che agisco in altro modo.” Il suo interlocutore continuò a guardarlo dritto negli occhi – “Sappiamo come lavori e il Don vuole continuare a fidarsi di te. Quindi non sgarrare… e se ti capitasse di sentire qualcosa o di ricevere qualche preziosa informazione, comunicacela il prima possibile.” Detto questo il tizio si alzò e lentamente uscì dal bar. Angelo seguì con il suo sguardo la figura che abbandonava il locale e nella sua testa si avvicendavano diversi pensieri legati tutti al casino che ormai era in atto. Don Luca faceva il suo ingresso nella centrale della polizia. Iniziò a guardarsi intorno e trovò subito Giuseppe, in accoglienza, che si diresse subito verso di lui, portandogli discretamente i suoi saluti.
“Beppe… avete trovato chi è stato?” – domandò senza mezzi termini il Don.
“Ma… veramente… io non lo so… stanno facendo delle indagini ma io…” – balbettò in risposta.
Don Luca si fece ancora più serio. – “Qui i miei ragazzi vengono ammazzati e tu non sai dirmi nulla? Allora fammi parlare con qualcuno che segua il caso più da vicino. Qualcuno che sappia darmi qualche risposta. Salvatore è in servizio?”
Giuseppe annuì – “Sì, sì… è proprio il maresciallo che sta seguendo il caso…so che siete in amicizia e credo che non rifiuterà di parlarvi…“
“E allora voglio parlargli ora. Portami da lui.” – concluse Don Luca.
“Ora è impegnato… non credo che possa subito… ” – provò a rispondere Giuseppe ma vide che Tommy si stava avvicinando a lui con fare minaccioso.
“Il Don non ti ha chiesto il permesso, ti ha detto di portarci subito da lui e così farai.” Abbassando il capo annuì nuovamente e fece cenno di seguirli. Li guidò lungo diversi corridoi e li fece accomodare in una stanzetta. Dopo pochi istanti la porta fu varcata dalla persona che stavano aspettando.
“I miei saluti Don.” – disse il nuovo arrivato non appena ebbe richiuso la porta. “Saluti Salvatore… non voglio perdermi in convenevoli… sapete chi è l’animale che ieri ha ucciso Pietro?” – le parole del Don erano ferme e decise. “Ancora nulla in effetti ma stiamo indagando…” – ma venne subito interrotto. “COME NULLA? Cosa siete lì a fare? E non è il primo… è la nona persona legata alla mia famiglia che viene fatta fuori… e voi non sapete dirmi nulla?” – era inferocito. Un po’ imbarazzato il maresciallo riprese – “Beh, intendevo che stiamo indagando e questa uccisione rispetto alle altre si è dimostrata molto diversa. Le altre erano abbastanza anonime, ma questa ci può dare diversi spunti…“
“Quali spunti? Io voglio nomi.” – lo interruppe nuovamente.
“Allora… nomi purtroppo non ci sono… ma stavolta abbiamo ricostruito bene il tutto… non appena avrò anche il referto della nostra scientifica avremo poi buoni elementi sui quali indagare.”
“E dov’è questo referto?” – Don Luca ormai aveva perso totalmente la calma.
“Dovrei riceverlo a momenti… anzi se aspettati qui un attimo vado a verificare che non sia già pronto.” – e colse l’occasione per uscire dalla stanza e tornare a respirare.
Dopo circa cinque minuti rientrò con un fascicolo in mano. – “Dunque l’uccisione è avvenuta intorno alle tre del mattino. Il corpo è stato trovato in un vicolo ma dalle tracce di sangue trovate sembra più che Pietro Alliata sia stato sgozzato nella via principale e poi portato di peso nel vicolo.
La morte è dovuta ad un’arma da taglio, presumibilmente un coltello, con la quale la vittima è stata sgozzata. Il taglio parte fa sinistra verso destra.
Sulla base di queste indicazioni e da alcune lacerazioni trovate sui vestiti di Alliata si evince che l’assassino l’ha colto alle spalle. E’ destro. E vedendo la statura d’Alliata, anche l’assassino, per essere riuscito nella sua impresa, è di statura alta, oltre il metro e ottanta. Per ciò che riguarda l’asportazione dell’occhio, questa è avvenuta senza la minima competenza o precisione medica, è stato sradicato brutalmente.” – richiuse il fascicolo ed aggiunse – “Da quello che sappiamo ieri notte era al circolo della botte, dove si è intrattenuto fino a tardi… purtroppo non sappiamo altro. Lei paga bene i suoi uomini al circolo per non parlare, non ci hanno dato la minima indicazione di orari, persone incontrate o cosa stesse facendo. Se riuscissimo ad avere queste informazioni saremmo in grado di procedere con le indagini…” “Avete solo questo? Io volevo nomi… ma da quanto ho capito mi dovrò arrangiare da solo.” – concluse Don Luca. Jackie giunse in centrale. Sapeva come muoversi lì dentro e presto trovò il suo informatore. – “Ciao. Ho bisogno di te per sapere cos’avete scoperto riguardo la scorsa notte…” Il poliziotto si alzò dalla sua scrivania e gli disse di seguirlo fino all’area caffè, che era molto più affollata del precedente ufficio, ma le persone qui presenti sembravano troppo impegnate a parlare di affari loro per star lì ad ascoltarli. – “Ma sei pazzo a farmi domande così dirette quando sono in mezzo ai miei colleghi?! Beh… comunque ancora non si sa molto… ma tra poco dovremmo avere il referto della scientifica.”
“Bene! Lo voglio. Riesci a farmelo avere?” – incalzò Jackie.
Il poliziotto sembrava titubante ma poi sorridendo rispose – “Beh… come sai… tutto ha un prezzo… e la cosa che mi chiedi ha un certo valore…“
L’orientale gli allungò dieci dollari, una somma decisamente considerevole. Alla vista di quel denaro il sorriso del poliziotto divenne ancora più ampio. Prese il compenso e gli disse di aspettarlo lì, dopodiché sparì da quella saletta.
Durante la lunga attesa Jackie si ritrovò a pensare che non aveva ancora avuto modo di parlare con Oscar. Il suo redattore l’avrebbe preso a calci nel sedere vista la sua ingiustificata assenza… doveva trovare il modo di scrivere qualcosa di eccezionale per mettere una pezza.
Mentre era perso in questi pensieri da lontano vide sopraggiungere lungo il corridoio Don Luca. Gli era parso di averlo già visto in precedenza ma pensava di essersi sbagliato. “Saluti Don Luca.” – si affrettò a dire l’orientale.
L’altro rispose al suo saluto e gli disse – “Possiamo anche andare, abbiamo già appreso noi tutto quello che c’era da sapere.” – e fece per prenderlo sottobraccio per accompagnarlo via ma in quel momento riapparse nella saletta l’informatore di Jackie.
“Mi scusi Don Luca, ho ancora una cosa da sistemare, poi sarò da lei.” – disse questo al Don, il quale fece una faccia di disappunto pensando che fosse solo una perdita di tempo. Il poliziotto e Jackie furono di nuovo vicini. Il primo appoggiò in alto su un ripiano un fascicolo e riprese a scambiare qualche parola con l’orientale.
La loro conversazione fu però interrotta dal Tenente Moschin, entrato anche lui in quella saletta – “Ma come? Con tutto il lavoro che abbiamo da fare, con tutto quello che sta succedendo, tu stai qui a perdere tempo al caffè? Su, è ora di guadagnarsi il proprio stipendio.”
Nel sentire le parole del suo capo, il poliziotto salutò l’amico ed uscì con passo spedito in direzione del suo ufficio. Il Tenente con aria soddisfatta si avvicinò alla moka e si servì una tazza di caffè che iniziò a bere in tutta calma.
Jackie raccolse il fascicolo e raggiunse subito Don Luca ed insieme uscirono dalla centrale. “Bene, ora che abbiamo perso altro tempo, è il caso di cominciare a fare ricerche… ho bisogno che tu vada subito con Tommy al Circolo della Botte. Se c’è qualcosa da scoprire la troverai lì.” – disse il Don senza aspettare replica.
Tuttavia la risposta arrivò – “In realtà avrei già delle cose da fare e delle piste da seguire, ma non appena avrò in mano qualcosa…” ma venne interrotto da un’occhiataccia di Tommy, il quale poi aprì in sua direzione la portiera della macchina. “Sali, è questo che ti ha chiesto il Don”. Non avendo molte altre possibilità, salì sulla Chrysler sul sedile posteriore, dove venne raggiunto dal Don. – “Tommy, adesso portaci in villa, dove solo io scenderò, poi voi andate dritti dritti al Circolo.” La macchina si mise in moto in direzione di villa Santè. La porta del bar si riaprì nuovamente e fece il suo ingresso un uomo, vestito non in modo elegante ma comunque più che decoroso. Andò a sedersi su di uno sgabello al bancone, poi non appena Angelo gli fu davanti appoggiò una valigetta vicino al portatovaglioli e disse. – “Un doppio malto con whisky. Pago in contanti.”
Angelo prese la valigetta e gli disse di seguirlo nel retro. Per non lasciare il bancone sguarnito chiamò un ragazzo che aveva alle sue dipendenze per sostituirlo. Una volta giunti nel retro chiese subito di cosa si trattava.

“In quella valigetta troverai denaro, parecchio, e informazioni.” – rispose con calma il suo interlocutore.
“Chi?” – domandò nuovamente Angelo.
“Si tratta di far sparire dalla circolazione Ciro Erba.” – ammise l’uomo.
A quelle parole Angelo trasalì, sapeva bene chi era la persona che volevano lui uccidesse. Un picciotto di Don Tommaso. Il lavoro era davvero pericoloso.
Aprì la valigetta e vide che conteneva un fascicolo con informazioni e foto e, soprattutto, tanto denaro.
“Ho bisogno di pensarci. Non posso risponderle subito ora.” – disse serio Angelo.
“Lo immaginavo. Le lascio un numero di telefono, non appena avrà deciso cosa fare, chiami.” – disse questo allungando un foglio di carta su cui era scritto a mano il numero.
L’uomo si congedò, lasciando il bar e lasciando Angelo alle prese con pensieri e preoccupazioni che stavano combattendo dentro di lui.
Riccardo e Montgomery erano arrivati in Villa già da una buona mezzora ma di Don Luca nessuna traccia. Il ragazzo venne fatto accomodare in una saletta al secondo piano, dov’era comunque costantemente tenuto d’occhio dal picciotto.
Finalmente arrivò la notizia che Don Luca e Tommy Calò erano ai cancelli e che solamente il primo stava rientrando in casa.
Era mezzogiorno, non c’era molto tempo. La sostituzione di Tarano doveva avvenire a distanza di circa un’ora, orario previsto per il suo arrivo in stazione. Ora doveva assicurarsi che il sosia fosse pronto.
Lo raggiunse nella saletta accompagnato da Riccardo e si stupì nel vederlo vestito bene, l’ultima volta l’aveva incontrato in tuta da lavoro.
“Oooh bene! L’aspetto è decisamente migliorato… proprio come lo volevamo… ma Riccardo… li ha fatti i compiti?” – chiese il Don direttamente al suo picciotto. L’altro gli rispose con tranquillità – “Sì, li ha fatti e si è davvero impratichito”.
Esortò il ragazzo a mostrare una prova della firma di Tarano. Il risultato ottenuto era ottimo, difficilmente distinguibile dall’originale.
Il Don ne era compiaciuto. – “Ma fammi anche sentire se hai imparato l’Ave Maria…” Montgomery si fermò un attimo a riflettere e poi cominciò a dire in modo molto spedito: - “Secondo parcheggio del centro NO, nuovo cantiere al porto (che potrà essere utile a mio padre) SI’, lavori di ristrutturazione al teatro NO e area di rifornimento benzina vicino al Comune SI’.”
Don Luca finalmente sorrise – “Oooh, in questa merda di giornata finalmente c’è qualcosa che sembra andare per il verso giusto.”
In quel momento rientrarono in villa anche Ciro Erba e Livio Maturano.
“Allora… tra un’ora Giulio Tarano arriva… il suo autista ce lo porterà direttamente al Circolo della Botte. Livio, voglio che tu vada a tenerli d’occhio, non ci devono essere intoppi. Noi quattro invece partiamo subito al Circolo, andiamo.” Seduto sullo sgabello del retro, Angelo aveva preso la sua decisione.
Compose il numero e dall’altra parte suonava libero. Si sentì rispondere solo – “Pronto?”. “La vostra proposta è generosa ma la devo rifiutare.” – disse Angelo con pesantezza.
Passò qualche secondo e poi sentì che dall’altra parte avevano riagganciato.
Tornò all’interno del locale, mangiò velocemente un panino come pranzo e continuò a lavorare come se niente fosse. Dopo circa mezzora il telefono iniziò a squillare.
Angelo sollevò la cornetta e rispose: - “Sì? Sono Angelo…”.
“Manderò una persona a riprendere la valigetta.” – e subito dopo la telefonata venne chiusa. Jackie e Tommy arrivarono al Circolo della Botte e durante il viaggio il primo aveva finalmente avuto modo di sfogliare il fascicolo “acquistato” in centrale. Il luogo era irriconoscibile in quel momento della giornata. Tranquillo, poche macchine nel parcheggio e sembrava che non si sentisse nessuna voce provenire dall’interno. Tommy conosceva bene quel posto e guidò l’orientale facendolo passare da retro. Si ritrovarono a percorrere diverse stanze dove erano ubicati uno spropositato numero di scatoloni e di casse. Finalmente misero piede in un largo salone, agli estremi di questo vedeva due zone bar. Al centro c’era un palco e dalla parte opposta tanti tavoli e divanetti. Vide che un tavolo era occupato da quattro persone che stavano parlando fra di loro, ma che non appena si accorsero della loro presenza, smisero ed aspettarono il loro sopraggiungere. Si fece avanti Tommy. – “Ciao Tito, la persona che ti porto te la manda qui direttamente Don Luca. Avrebbe piacere che tu potessi dare tutta la tua disponibilità nel rispondere alle sue domande.” Sentendo questo, Tito disse – “Immagino che sia per Pietro… va bene, se c’è qualcosa che possiamo dire di utile…” e fece un cenno all’orientale di accomodarsi al tavolo con loro. Tommy invece si spostò in un angolo bar per servirsi da bere. “Come possiamo aiutarti?” – chiese il proprietario del Circolo. “Andrò subito al punto… sappiamo che Pietro Alliata era qui ieri sera. Avrei bisogno di sapere tutto quello che potete dirmi sulla sua permanenza qui. Cos’ha fatto, con chi ha parlato, quanto di è fermato… e anche chi c’era…” – mentre diceva questo estrasse il suo blocchetto degli appunti. “Beh… è venuto qui come tante altre volte per divertirsi… giocare, bere, intrattenersi con le nostre ballerine…” – fece una pausa – “Ha cominciato guardandosi lo spettacolo… poi che io sappia si è fatto un privè con una ballerina. Quando è tornato ha cominciato a bere, attendendo poi di poter sfidare la fortuna a poker contro Sam. E ci risulta che ieri sia stato davvero fortunato…“
Chiese aiuto al buttafuori per capire a che ora potesse essere andato via. Il buttafuori che era seduto accanto a lui non sembrava essere di molte parole ma riuscirono a dire con precisione che Pietro era uscito verso le due e mezza.
“E così ha vinto molto… quanto? E poi cos’è successo? E’ andato via subito?” – chiese il giornalista.
“Bah, questo lo dovremmo chiedere a Sam, comunque mi pare che sia riuscito a vincere cento dollari.” – disse ad una delle persone al tavolo di andare a chiamare Sam, il quale dopo poco tempo lo raggiunse al tavolo e diede conferma della vincita.
“E poi cosa fece, andò via subito?” – incalzò nuovamente Jackie.
“Macchè… è rimasto qui ancora a lungo, a bere e a festeggiare la sua vincita… è andato via alle due e mezza, di questo ne sono sicuro… l’ho condotto io alla porta.” – asserì Sam. Jackie aggiunse – “Bene, non ho altre da chiederle Sam, la ringrazio.” – e lo congedò. Poi a bassa voce si rivolse al proprietario del locale – “Non è che magari questo Sam potrebbe essere un po’… come dire… vendicativo. Non può essersela presa per la somma persa?”
“No, no… assolutamente. Non le permetto di giudicare così i miei uomini. Sono tutti professionisti.” – rispose Tito molto fermamente.
“Ok, ok… era solo un’ipotesi… e vediamo… non sa dirmi chi c’era ieri sera al locale?” – chiese cambiando argomento.
“Uuuh… questa è una bella domanda… ma sa quanta gente avevamo qui ieri sera? Non saprei dirle… c’erano tutti i soliti habitué, poi avevamo diversi gruppi di persone che ci hanno mandato diversi alberghi. Quando non sanno dove mandarli a divertirsi ce li mandano da noi.
E’ una fortuna, solitamente quelli che provano a giocare sono dei polli!” – disse sorridendo il proprietario.
“Bene… allora gradirei una lista dei nomi di chi c’era ieri…per lo meno tutti quelli che sapete dirmi. Ma mi dica, c’è stato qualcosa di straordinario ieri?” – riprese Jackie. “Beh, se si esclude lo spettacolo della Gina, femmena davvero emozionante, direi proprio di no! ! ” – disse questo mentre con gli occhi e fare goliardico ricercava l’approvazione delle altre persone sedute al tavolo.
“No…non era questo che intendevo… volevo chiederle se era successo qualcosa di particolare… o se avete notato niente di strano. Qualche personaggio particolare… qualche faccia nuova…” – disse sospirando l’orientale.
“Mmmm… facce nuove ce ne sono sempre… abbiamo una clientela molto varia… beh sì… un tipo strano c’era… un tizio alto… un po’ stempiato, faceva un sacco di domande a quanto mi hanno detto. Voleva sapere cosa c’era nelle stanze dietro il palco, quelle dove gioca Sam. Troppe domande… secondo me era uno sbirro.” – concluse Tito.
“Interessante… e quest’uomo a che ora se n’è andato?” – chiese prontamente Jackie.
Il proprietario scosse la testa poi si voltò verso il buttafuori – “A che ora l’ha visto uscire?”.
L’altro gli rispose facendo di no col capo.
“Non l’hai visto uscire?” – gli chiese come ad averne conferma. E l’altro annuì. “Ok… ma sapete dirmi altro di lui? Com’era vestito, se aveva qualche particolare segno di riconoscimento.” – Jackie voleva giungere a qualcosa.
Il proprietario chiese aiuto anche alle altre persone sedute al tavolo ma da tutte le loro parole venne solamente aggiunto che era vestito bene.
Capendo che ormai li aveva spremuti il più possibile chiese che gli venisse subito scritta e consegnata la lista dei nomi di cui parlavano poco prima.
Dopo un ulteriore quarto d’ora fecero arrivo al Circolo anche Don Luca, Riccardo, Ciro e Montgomery.

capitolo terzo